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Inter e Milan: quando è la strategia a fare la differenza

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Inter e Milan schierate a San Siro prima del derby - ANSA

MILANO – C’era una volta il Milan che si faceva beffe dell’Inter in campo con scudetti e coppe sventolati in faccia ai poveri cugini cittadini, ma anche nella valorizzazione degli organici, con scelte oculate, precise, mirate ed efficaci dei rossoneri in contrapposizione ai progetti strampalati dei nerazzurri che spendevano tanto, male e senza logica. Bei tempi per il popolo milanista, finiti però ormai da quasi dieci anni e peggiorati ultimamente, perché oggi la città di Milano calcisticamente premia l’Inter, non soltanto per una classifica che ormai non conta più neanche i punti di distacco fra le due, ma anche per le strategie societarie, nettamente favorevoli al lato interista della città.

Progetto

Che la pianificazione del Milan di Elliott sia fallimentare e calcisticamente suicida è ormai acclarato: giovanotti raccattati un po’ qua e un po’ là, senza guide, senza leader, senza un allenatore di polso; quadri tecnici affidata al trio Boban, Maldini, Massara, inesperto e dunque soggetto a tanti, troppi errori; amministrazione finanziaria gestita dall’amministratore delegato Ivan Gazidis che, al di là di imporre diktat sportivamente disastrosi, predica ed esige l’aumento di ricavi e fatturati senza però far nulla di concreto affinché ciò accada, a partire dalla parte calcistica, abbandonata a sé stessa con una squadra ad ammuffire a metà classifica e i traguardi di gloria rimandati puntualmente.

Numeri negativi

Un’inchiesta effettuata dal portale Transfermarkt, rileva infatti come da agosto a dicembre il valore di ben 7 calciatori dell’Inter sia aumentato, mentre nell’organico del Milan un unico elemento ha accresciuto la dote del suo cartellino. A fronte del solo Theo Hernandez, passato di fatto da un valore di 15 milioni di euro ad uno di 25, vale a dire +10 milioni, ovvero +66% rispetto al prezzo d’acquisto estivo, per il resto, i rossoneri fanno registrare minus valori ovunque, da Piatek a Rodriguez, da Rafael Leao a Suso, tutti in difficoltà e con prezzi da saldo nel caso in cui il club li volesse cedere. Altro che plus valenze, altro che rilancio, altro che progetto giovani, altro che alta classifica.

Numeri positivi

Tutt’altro il discorso dell’Inter, affidata alle mani sicure di Marotta e Conte, scelti da una proprietà forte, facoltosa e che le proprie ambizioni le rende realtà, nonostante l’eliminazione dalla Coppa dei Campioni in un girone comunque complicato. Barella, acquistato per 36 milioni in estate dal Cagliari, oggi ne vale 45 (+25%), Sensi da 18 a 30 (+66%), De Vrij da 50 a 60 (+20%), Bastoni da 15 a 23 (+53%), il giovane Sebastiano Esposito, passato da zero a 10 milioni di euro, perfino Brozovic, dato da tutti come partente in estate, grazie a Conte ha aumentato il suo valore dai 50 milioni richiesti dall’Inter a luglio agli attuali 60 (+20%). Infine il top: Lautaro Martinez che oggi vale 80 milioni e ad agosto (quand’era pure sul mercato) appena 30, vale a dire un incremento del 166%.

Conclusioni

All’Inter hanno capito come fare campagna acquisti, come sfruttare le occasioni, come aggirare le pretese ingenti dei club, vedi operazione Sensi, bloccato dal Milan che si è poi tirato indietro di fronte alla richiesta del Sassuolo di 35 milioni e poi preso dai nerazzurri con un’operazione assai più intelligente e meno onerosa. All’Inter hanno capito come aumentare il valore dei calciatori e conseguentemente i ricavi, hanno capito che per tornare competitivi è necessario comprare giocatori funzionali e chiesti espressamente dall’allenatore, ovvero il manico del progetto tecnico; hanno scelto Antonio Conte, il meglio che ci fosse su piazza. Al Milan tutto ciò è ancora sconosciuto, il club parla di rilancio, di rinnovate ambizioni, ma il tutto cozza tremendamente con una realtà diametralmente opposta.

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