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Analisi

Milan: la rivolta vincente di Boban

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Paolo Maldini e Zvonimir Boban: le loro posizioni in seno alla dirigenza iniziano a traballare

MILANO – Il Milan si prepara a cambiare faccia per l’ennesima volta a partire dal prossimo luglio quando i vertici rossoneri allestiranno e metteranno in atto un’altra sconvolgente rivoluzione, nel tentativo (ormai cronico e finora mai realizzato) di riportare il glorioso club meneghino ai fasti di un tempo, o quantomeno provare a renderlo di nuovo competitivo come mai più è stato negli ultimi 7-8 anni. La scelta estiva di puntare su un organico di soli under 25 (il Milan ha la rosa più giovane dell’intera serie A) e su un tecnico inesperto ad alti livelli (Marco Giampaolo) si è rivelata fallimentare, tanto che la società è corsa già ai ripari con il cambio in panchina e il ritorno di Zlatan Ibrahimovic, anni 38 ma esperienza, mentalità vincente e carisma da vendere.

Cambio

Ma non basta e non potrà bastare neanche in vista della prossima stagione, perché in seno ai vertici dirigenziali si prepara l’ennesimo colpo di teatro, che stavolta dovrà essere (dovrebbe essere) quello decisivo per il rilancio milanista. A capo della “rivolta” ci sarà Zvonimir Boban, artefice principale dell’esonero di Giampaolo (che il croato non avrebbe mai assunto e a cui non ha risparmiato stilettate nel corso della breve avventura milanese del tecnico di Giulianova), nonché dell’arrivo di Ibrahimovic, caldeggiato, spinto e quasi imposto dall’ex fantasista slavo, il primo a capire che la linea verde ordinata da Gazidis si stava rivelando un suicidio tecnico (ed economico) senza precedenti. Ha vinto lui, dunque, la sfida con Paolo Maldini per disegnare il Milan del futuro.

Strategia

A Boban verrà con tutta probabilità affidato il progetto milanista 2020-2021, a partire dalla scelta del nuovo allenatore che non sarà Stefano Pioli, considerato un buon tecnico ma che non ha dato ai rossoneri quella svolta e quell’impennata che la dirigenza (e la proprietà) si aspettava. E, come riportato pure dalla Gazzetta dello Sport nei giorni scorsi, il primo obiettivo per la panchina sarà Massimiliano Allegri, appetito anche e soprattutto all’estero, ma maggiore e per nulla celato sogno del nuovo Milan targato Boban. Il croato, punto fermo dello stato generale rossonero sia in caso di cessione del club ad Arnault e sia in caso di prosecuzione col fondo Elliott, avrà carta bianca sull’operato estivo da condurre ed il primo obbligato passo sarà la selezione dell’allenatore.

Piano

Se il Milan dovesse passare di mano in tempi brevi (entro la fine dell’annata in corso), l’ingaggio di Allegri sarebbe di certo più semplice per Boban, chiamato a convincere il tecnico toscano non solo dal punto di vista economico, ma anche (e forse soprattutto) da quello tecnico e progettuale, poiché difficilmente Allegri tornerebbe a Milanello in una situazione allo sbando come quella attuale. Anche col fondo Elliott ancora al timone della società, però, la volontà del dirigente croato sarà comunque quella di imporre la sua linea, a cominciare dal tecnico, non più di medio livello ma finalmente un top, da persuadere, certo, ma da inseguire e portare a casa ad ogni costo, perché senza una forte, solida ed esperta guida tecnica in panchina non potrà mai esserci la ripresa tanto attesa del vecchio e ferito Milan. Il triumvirato Inter-Conte-Marotta docet.

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