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Analisi

Higuain-Piatek: da Spal a Spal, gli errori sono altrove

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MILANO – Krzysztof Piatek lascia il Milan dopo un anno appena, 41 partite e 16 reti fra campionato e Coppa Italia. L’avvio fulmineo, i gol a grappoli nella seconda metà della scorsa stagione, poi la scelta di indossare la maglia numero 9 e sfatare quella maledizione che dai tempi di Filippo Inzaghi incombe sul club rossonero e di cui è invece rimasto vittima anche il polacco, apparso quest’anno scarico e con le gomme sgonfie, in difficoltà tecnica e mentale, autore di sole 4 reti in campionato ed una in Coppa Italia nell’ottavo di finale contro la Spal.

Coincidenze

Già, la Spal, ovvero lo stesso avversario con cui una stagione fa Gonzalo Higuain realizzava la sua ultima rete con la maglia del Milan prima di fare le valigie e trasferirsi al Chelsea dopo le incomprensioni con la piazza milanista, i pochi gol, le crisi isteriche e la maglia rossonera mai realmente sentita addosso dal centravanti argentino. Milan-Spal 2-1 del 29 dicembre 2018, Milan-Spal 3-0 del 15 gennaio 2020: Higuain e Piatek hanno scritto entrambi contro i biancazzurri ferraresi l’ultimo capitolo della loro storia milanese, entrambi con il 9 sulle spalle, entrambi ormai in crisi di nervi e scaricati anche dal pubblico.

Cifre e conti

Ma la responsabilità di questo doppio fallimento (perchè vendere il proprio centravanti a metà stagione per mancanza di rendimento è sempre un fallimento) va oltre l’inconcludenza dei bomber rimasti con le polveri bagnate. Al Milan (e più in generale nel calcio di oggi) sembra che a contare sia solo l’aspetto economico: Piatek arriva a Milano dal Genoa a gennaio 2019 per una cifra vicina ai 30 milioni di euro ed un anno dopo se ne va a Berlino più o meno per la stessa somma, questo è tutto ciò che conta, l’importante è non averci rimesso del danaro, l’importante è che le casse societarie non piangano troppo.

Errori

Il che, ad onor del vero, è anche un discorso corretto, soprattutto per un club come il Milan che deve rispondere all’Uefa per il rispetto del Fair Play Finanziario. Ma, visto l’andamento mediocre degli ultimi centravanti, è tempo che la dirigenza rossonera inizi a farsi qualche domanda più approfondita, dando spazio anche all’aspetto tecnico e non soltanto a quello economico, perchè cambiare un attaccante all’anno dopo aver investito su di lui soldi ed aspettative è il frutto di un lavoro incompleto ed approssimativo. E’ poco credibile, in parole povere, che la colpa possa essere solamente dei numeri 9 succeduti a Milanello.

Futuro

E non può bastare, se non nell’immediato, neanche il ritorno di Zlatan Ibrahimovic che, al netto di carisma, potenza, tecnica e classe, ha pur sempre 38 anni e al più tardi a giugno 2021 (se non fra 5 mesi) appenderà gli scarpini al chiodo, costringendo comunque il Milan a reperire in giro un nuovo e valido centravanti, nel rispetto dei parametri economici da onorare ma anche di aspetti tecnici e tattici che permettano al calciatore di esprimersi al massimo delle proprie possibilità e in un contesto che lo metta a proprio agio, senza maledizioni sul numero di maglia, senza fretta e senza accantonarlo al primo inconveniente o ai primi malumori. Perchè Higuain è sempre stato un goleador infallibile tranne che al Milan e perchè Piatek forse non sarà mai più quello del Genoa, ma non può e non potrà essere neanche il ragazzo goffo e malinconico degli ultimi 6 mesi rossoneri.

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