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Analisi

Milan: il ko nel derby annunciato da Maldini

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MILANO – “I miei primi derby li ho giocati male, ero carico, giovane, allenato ed entusiasta, ma in campo non rendevo al massimo. Gli ultimi, invece, li ho giocati alla grande, ad un’età matura aspettavo di giocare fondamentalmente solo quel tipo di partite”. Parole e musica di Paolo Maldini che, intervistato da Sky Sport prima del derby di domenica sera, ha raccontato la sua esperienza da calciatore nella stracittadina, anticipando involontariamente l’epilogo della partita che verrà ricordata dai tifosi milanisti come il brusco risveglio dopo una grande illusione.

Spreco

In fondo, quanto detto dall’ex capitano rossonero rispecchia fedelmente l’andamento della gara e l’improponibile paragone odierno fra Milan ed Inter. La compagine di Pioli ha affrontato la stracittadina con piglio, autorevolezza, idee tattiche sapienti e voglia di vincere, tanto da chiudere il primo tempo in vantaggio di due reti, salvo poi farsi riprendere ad inizio ripresa in tre minuti sul pareggio per poi subire anche il terzo ed il quarto gol, rimanendo annichilita di fronte al ritorno dello squadrone interista di Antonio Conte.

Differenze

Eppure in campo non si era visto quel divario tecnico fra le due formazioni milanesi, anzi, il Milan aveva fronteggiato alla grande il più forte avversario, ma è caduto alla prima difficoltà, sciogliendosi come neve al sole e non dando mai l’impressione di potersi rimettere in carreggiata. Il motivo principale è proprio quanto enunciato da Maldini nel pre partita: la mancanza di esperienza porta i calciatori a vivere i momenti della gara lasciandosi condurre dall’emotività e sin quando tutto fila liscio anche gli errori si limitano, ma non appena qualcosa si inceppa ecco il crollo mentale che non lascia scampo a Pioli.

Rifondazione

A bastare non può essere neanche Zlatan Ibrahimovic, l’unico vero leader di un gruppo acerbo e psicologicamente fragile. Lo svedese, 38 anni e mezzo, le sta provando tutte per inculcare mentalità vincente e carattere ai suoi compagni, ma l’impresa è complicata e soprattutto non rapida, oltre al fatto che il fuoriclasse scandinavo potrebbe decidere a giugno di chiudere la sua trionfale carriera lasciando nuovamente un buco enorme nel gruppo rossonero. Al Milan, accantonando momentaneamente (o magari definitivamente) il suicida progetto giovani, peraltro gestito malissimo dal prode Gazidis, il compito di regalare al prossimo allenatore (Pioli o non Pioli) almeno tre elementi di conclamata esperienza che permettano alla squadra di non deprimersi al primo inevitabile insuccesso.

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