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Analisi

Milan-Gasperini: perché sì, perché no

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MILANO – C’è ancora un enorme punto interrogativo attorno al nome che occuperà la panchina del Milan l’anno prossimo. Le rassicurazioni circa una conferma di Stefano Pioli, promulgate tanto dall’amministratore delegato Gazidis quanto dalla parte sportiva della dirigenza (Boban e Maldini), non sembrano infatti rappresentare una certezza sull’effettivo prolungamento del rapporto fra il tecnico emiliano ed il club rossonero. Al momento si rincorrono voci, senza che ci sia una vera e propria trattativa con altri allenatori, ma che la società milanista si stia guardando intorno è praticamente un dato di fatto che potrebbe portare a giugno l’ennesima rivoluzione.

Sotto osservazione

Uno dei nomi sul taccuino dei dirigenti è quello di Gian Piero Gasperini, artefice del miracolo Atalanta, squadra con la quale in tre stagioni ha conquistato un quarto, un settimo ed un terzo posto, e che anche quest’anno sta strabiliando l’Italia e l’Europa col fulgido e trionfale cammino in Coppa dei Campioni. Il ciclo bergamasco dell’ex tecnico del Genoa potrebbe esaurirsi in estate al termine della quarta annata sulla panchina nerazzurra, magari culminata con un’altra qualificazione alla più importante manifestazione europea, col Milan che potrebbe piombare nuovamente sull’allenatore piemontese che già la scorsa estate era stato più di un’idea per i rossoneri.

Favorevoli

62 anni appena compiuti, esperienza ormai accumulata in quasi 15 campionati di serie A ed ora anche in Europa, Gasperini appare un candidato sontuoso per risollevare la barcollante baracca milanista, tenuta in piedi da un blasone ormai arrugginito. L’avventura atalantina ha permesso a tutti di comprendere le qualità del tecnico, abilissimo a costruire un’autentica macchina da guerra, un collettivo in grado di muoversi alla perfezione anche a fronte del cambio degli interpreti, con pezzi pregiati ceduti a cifre triplicate rispetto al momento del loro acquisto e perfettamente sostituiti dai nuovi arrivi. Tutti con Gasperini hanno aumentato il proprio rendimento e di conseguenza anche il proprio valore sul mercato, ovvero esattamente ciò che serve al Milan.

Contrari

A fronte di ciò, però, ci sono anche pareri non così ottimisti circa il possibile approdo di Gasperini a Milanello. Tirar su la favola dell’Atalanta è impresa eccellente, ma forse difficilmente replicabile in un contesto come quello del Milan; a Bergamo, infatti, l’allenatore dei nerazzurri ha avuto tempo e tranquillità per lavorare, consapevole anche che in caso di fallimento nessuno avrebbe avuto nulla da eccepire, al contrario, invece di quanto potrebbe accadere a Milano. Esempio? Nella scorsa stagione l’Atalanta si è trovata a lottare per il quarto posto e in finale di Coppa Italia: se casualmente i bergamaschi fossero finiti quinti e sconfitti in finale, chi mai avrebbe criticato l’annata? Al Milan, viceversa, il tutto sarebbe stato vissuto con ansia, pressione e l’obbligo di dover portare a casa il risultato ad ogni costo.

Conclusioni

Gasperini ha dunque oggi maturato grande esperienza, si è abituato a combattere per il vertice ed ha sviluppato un’incredibile capacità di lavorare con elementi giovani o poco conosciuti, rendendoli dei potenziali fuoriclasse, oltre a tramutare in spettacolare e redditizio il gioco della squadra. Bergamo e Milano, però, sono piazze diverse, soprattutto con casse di risonanza diverse: da una parte è tutto vissuto come un grande sogno, dall’altra l’obiettivo minimo per tornare a salire sul tetto d’Italia, d’Europa e del mondo, ovvero laddove si è sempre stati; una vetta così alta sulla quale forse anche il mago Gasperini potrebbe soffrire di vertigini, un rischio che il Milan dovrà scegliere se correre o meno, prima di lanciare il suo assalto al tecnico più sorprendente degli ultimi anni.

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