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Analisi

Milan: il tesoretto da recuperare

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Lucas Paquetà, centrocampista brasiliano del Milan dal gennaio 2019 - ANSA

MILANO – La rincorsa del Milan alle posizioni di vertice ormai perdute da quasi dieci anni passa inevitabilmente anche dall’ottimizzazione delle risorse a disposizione del club, non consistenti ed illimitate come un tempo, e pertanto da gestire al massimo per aiutare una ricostruzione sempre più difficile. Risorse che il fondo Elliott, proprietario del Milan da due anni, fra la sessione invernale del calciomercato di un anno fa (gennaio 2019) e quella dell’estate successiva, ha consumato con tre operazioni che oggi si stanno rivelando deleterie, tanto a livello tecnico che economico, ovvero gli acquisti di Piatek, Paquetà e Rafael Leao.

Difficoltà

Il centravanti polacco, giunto a Milanello nel gennaio 2019 per una cifra intorno ai 30 milioni di euro, è stato rivenduto dopo un anno esatto all’Hertha Berlino, miracolosamente per la stessa somma, mentre sia per il centrocampista brasiliano che per il giovane attaccante portoghese la situazione è complicata: entrambi sono usciti dalle rotazioni di Stefano Pioli che li ha relegati in panchina dopo aver provato a schierarli ed averne compreso la quasi totale inutilità, Paquetà perché svogliato e senza un ruolo ben definito, impegnato a perdere palloni a suon di colpi di suola non richiesti, Leao perché troppo acerbo, inconcludente e con un istinto del gol pari a quello dell’ultimo degli stopper anni settanta.

Ricavi

Il Milan riflette sul da farsi, preoccupato dall’involuzione del brasiliano e dall’inconsistenza della punta lusitana, costati 35 milioni di euro ciascuno e con un valore che oggi si potrebbe attestare al massimo alla metà. Pensare di cederli è un’utopia, a meno che i rossoneri non vogliano incorrere nel record mondiale di minus valenze, ma anche un rilancio appare complicato, anche perché Pioli è costretto a vincere quasi ogni domenica per tentare l’assalto ad una qualificazione europea tutt’altro che scontata. Eppure una soluzione va trovata entro l’estate, il club (già alle prese col rispetto dei parametri Uefa legati al Fair Play Finanziario) non può permettersi né perdite di natura economica, né la perenne collocazione in panchina di un patrimonio tecnico inevitabilmente svalutato.

Futuro

Tutto ciò, in ogni caso, dovrebbe insegnare alla dirigenza milanista a vagliare con minuziosa cura la scelta degli acquisti. Non basta qualche referenza ed un paio di filmati visionati, specialmente se poi i costi dei cartellini lievitano con decisione, ma occorre l’individuazione di un gruppo di lavoro sincronizzato, ordinato e competente, nonché di manager capaci di trattare coi club di appartenenza dei calciatori sotto osservazione per strappare il prezzo e la modalità di pagamento più conveniente (ogni riferimento alla trattativa Inter-Sassuolo per Stefano Sensi è puramente voluta). In tempo di austerità, il suicidio perfetto è lo spreco delle risorse economiche a disposizione, il Milan in tal senso è già caduto più volte e l’impressione è che il margine di errore si assottigli ormai sempre di più.

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