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Analisi

Lasciatelo solo!

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MILANO – Un uomo solo al comando. Non è ciclismo, forse non è neanche calcio, ma è quanto sta accadendo al Milan dopo le liti e le controversie societarie che hanno portato al licenziamento di Zvonimir Boban e al probabile addio a fine stagione di Paolo Maldini, entrambi scavalcati, delegittimati e messi da parte da un amministratore delegato, Ivan Gazidis, che ha incassato fiducia e poteri dalla proprietà, ha vinto la sua personale battaglia contro la parte sportiva della dirigenza, perdendo però tutte le altre.

Via tutti

Primi fra tutti sono i tifosi che hanno coniato l’hastag #gazidisout ormai presente su tutti i social network utilizzati dal popolo rossonero, sconcertato dalla direzione del manager sudafricano che in meno di un anno ha fatto fuori (direttamente o indirettamente) quattro colonne della storia milanista come Leonardo, Gattuso, Boban e Maldini, e forse anche Zlatan Ibrahimovic, destinato a salutare tutti a giugno quando il suo contratto scadrà senza che le parti eserciteranno il possibile rinnovo.

Rabbia

I sostenitori rossoneri sono infuriati con l’amministratore delegato della società, sfogano la loro frustrazione sul web o quando si incontrano, poi però continuano ad affollare San Siro (Coronavirus permettendo) e a sottoscrivere abbonamenti come se nulla fosse, al grido di “l’amore per il Milan viene prima di tutto“. Vero, sacrosanto, ma a questo punto non è più soltanto una questione d’amore, o forse anche l’amore a volte ha bisogno di una sberla (metaforica, s’intende) forte e decisa.

Azioni

L’amore non può essere unilaterale, non si può continuare a dare amore senza riceverne, a rispettare senza essere rispettati. Lagnarsi sui social contro Gazidis non servirà a nulla, occorre che i tifosi milanisti facciano qualcosa di eclatante se davvero si sentono traditi, penalizzati e vilipesi; fermarsi, a volte, può rivelarsi più producente che lottare, specie se l’avversario è insuperabile. L’immagine di Gazidis da solo in tribuna durante Milan-Genoa dovrebbe diventare la normalità, anche quando le porte degli stadi verranno riaperte.

Protesta

Il rumore del silenzio potrebbe diventare assordante, questo personaggio e coloro che sono sopra di lui (i Singer, per intenderci) dovranno prima o poi farsi qualche domanda sul perché anche il cuore pulsante del tifo milanista lasci soli loro e quel progetto perdente già in partenza che vuole essere ribadito e rinforzato a partire dall’anno prossimo. Riempire San Siro e continuare a tifare, cantare e sostenere la squadra è sintomo di amore, ma anche rischio che lo stato generale del club venga incluso in questo affetto incondizionato che, al contrario, qualche condizione dovrebbe iniziare a porla. Il caos dei social e gli hastag sparano insomma solo a salve.

1 Commento

1 Commento

  1. Avatar

    Marino

    9 Marzo, 2020 at 6:39 am

    Sottoscrivo pure le virgole di questo articolo

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