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Analisi

Milan: il totale caos della panchina

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MILANO – Il Milan è probabilmente l’unica società al mondo che nei due mesi di stop e confinamento a causa del coronavirus ha agitato violentemente le onde sismiche del calcio, facendo parlare di sé e facendosi ridere dietro dagli osservatori neutrali e dai poveri appassionati rossoneri, sempre più rassegnati ad altre stagioni di mestizia come le ultime otto. Fin quando il club milanista sarà amministrato dall’attuale proprietà, insomma, le probabilità che il Milan torni ad essere quello di una volta sono sempre più basse e la distanza con le grandi d’Italia e d’Europa aumenterà ancora.

Confusione

I dissidi interni sono evidenti, addirittura all’interno del Milan non sono riusciti a mettersi d’accordo sulla comunicazione circa i possibili tesserati positivi al Covid-19: il presidente Scaroni afferma che sono in via di guarigione, il comunicato del club nega addirittura il contagio. Per non parlare, poi, della questione legata all’allenatore: ora c’è Pioli, ma da dicembre Gazidis ha cominciato a contattare e a corteggiare Ralf Rangnick, ma anche qui linee comuni non ne esistono: il tecnico tedesco conferma i rapporti con i rossoneri, l’amministratore delegato pare cadere dalle nuvole al nome dell’ex allenatore del Lipsia.

Futuro

Inoltre, non c’è chiarezza neanche sul ruolo che Rangnick dovrà occupare una volta giunto a Milano. Già, perché se il suo arrivo in Italia è ormai scontato, maggiori dubbi permangono sul suo incarico: il tedesco potrebbe fungere sia da allenatore che da responsabile dell’area tecnica, ma nelle ultime settimane si sta facendo sempre più strada l’ipotesi che Rangnick possa accomodarsi esclusivamente dietro una scrivania, organizzando l’intera parte sportiva del Milan, dalla campagna acquisti fino alla scelta dell’allenatore che, a quel punto, non sarebbe lui ma un altro.

Nomi

Rangnick avrebbe piena autonomia nella selezione del nuovo tecnico, del quale si sono già tracciati i primi profili: due sono suoi conterranei, ovvero Julian Nagelsmann del Lipsia (complicato da convincere) e Marco Rose del Borussia Mönchengladbach, ma non sono da escludere neanche le candidatura degli spagnoli Marcelino ed Unai Emery. Più remota, infine, la soluzione che porta alla conferma di Stefano Pioli, il preferito di Paolo Maldini, destinato però a lasciare il Milan proprio come l’ex capitano. A quasi fine maggio e con una stagione e mezzo da programmare, il club rossonero appare sempre più in alto mare e con le idee più confuse che mai.

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