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Analisi

Il Milan ed una campagna acquisti ad alto rischio

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MILANO – A leggere la lista di calciatori potenzialmente sul taccuino della dirigenza milanista viene il mal di testa e si rischia di perdere il conto: Szobozslai, Boga, De Paul, Jovic, Torreira, il ritorno di Thiago Silva, per non parlare poi di vagonate di giovani talenti (italiani e stranieri) su cui i rossoneri vorrebbero scommettere ma dei quali, ovviamente, non c’è alcuna sicurezza circa la loro effettiva riuscita. Di chiaro c’è poco, se non che il Milan 2020-2021 sarà ancora più giovane del precedente e che l’obiettivo principale sarà l’acquisto di calciatori sullo stile di Theo Hernandez: giovani ma dalle grandi prospettive.

Pericoli

Ma il rischio è dietro l’angolo per una società ancora senza identità come quella rossonera, ma che sulle spalle ha un blasone enorme e pesantissimo da sopportare. Prendiamo il caso di Boga, gioiello emergente del Sassuolo, qualità eccellenti, fisiche, atletiche e tecniche, ambito non solo dal Milan ma anche da almeno altre tre squadre italiane e da qualcun’altra all’estero. L’attaccante francese (classe 1997) costa tanto ed il primo ostacolo per il club milanista sarà dunque quello di dover accontentare le richieste degli emiliani dovendo fare i conti pure con l’assalto delle rivali.

Rischio

Ammettendo pure che l’offerta del Milan risultasse la migliore e che alla fine Boga scegliesse i rossoneri, i problemi da affrontare sarebbero diversi: primo fra tutti quello di non far cadere il francese nello stesso tunnel nel quale sono finiti Leao e Paquetà, giunti a Milano coi galloni di un talento spropositato ma finiti nelle sabbie mobili di un gruppo troppo giovane e con poche guide e pochi leader in grado di correggere i loro difetti ed esaltare le qualità. E poi ancora: qual è il confine fra la costruzione di un organico giovane, fresco e dinamico (come vuole Rangnick, ad esempio) e il risultato di una rosa troppo inesperta?

Progetto

La risposta sta nel programma e nelle ambizioni del club: se il Milan ha intenzione di azzerare la mediocrità degli ultimi 7-8 anni e rientrare in tempi medio brevi (2-3 anni) nel grande calcio, è opportuno che società e dirigenza parlino chiaro, affermando che sarà impossibile rivedere una squadra che lotti a grandi livelli a stretto giro di posta; così facendo e con meno pressione sul groppone, anche i nuovi acquisti disporranno di tempo e pazienza per ambientarsi, crescere ed esplodere. Se il Milan, viceversa, proseguirà sulla fallimentare linea di volere tutto, subito e con organici inesperti, i risultati continueranno a latitare. Gazidis, insomma, è avvisato.

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