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Analisi

Milan: i rischiosi acquisti di Gazidis

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MILANO – L’imbarazzo dell’amico francese che ti dice: “Scusami, non so davvero chi sia“, non è esattamente il massimo dell’incoraggiamento per iniziare le ricerche su Pierre Kalulu, ventenne terzino transalpino a cui il Lione non ha rinnovato il contratto e che il Milan ha immediatamente fatto suo con l’obiettivo di colmare le lacune sul settore destro del campo dove Calabria è impresentabile e Conti appena meno peggio. La strada l’ha tracciata Moncada che ha scovato il giovanissimo difensore, poi Maldini ha chiamato il ragazzo e Gazidis ha brindato (rigorosamente da solo) al primo acquisto del nuovo Milan.

Encomi

Eppure, ad analizzare bene l’affare, l’arrivo di Kalulu a parametro zero e quindi senza esborso economico del club, appare l’unica nota lieta al momento. Vent’anni, zero presenze in prima squadra, mai considerato da Rudi Garcia e scaricato dal Lione che, evidentemente, non ha evidenziato in lui i tratti del calciatore valido per essere almeno provato, valutato. Kalulu arriva al Milan da perfetto sconosciuto, nonostante da più parti stiano sorgendo sedicenti esperti che parlano di calciatore forte fisicamente, quasi insuperabile nel dribbling, freddo nei recuperi, addirittura bravo a fare sia il terzino che il difensore centrale. Sergio Ramos, in pratica.

Dubbi

Ma come? Un ragazzo di vent’anni, con dunque una carriera intera davanti, così promettente e dalle doti così solide viene mollato così dal Lione che lo ha fatto crescere nel proprio settore giovanile? Certo, diranno i difensori a spada tratta di Gazidis, anche Pogba fu lasciato libero a vent’anni dal Manchester United. Vero, verissimo, inconfutabile. Peccato che Pogba fosse un talento noto in tutto il mondo come possibile promessa del calcio europeo, mentre Kalulu è più o meno un nome anonimo anche nella stessa Francia.

Speranze

Per il Milan non è stato neanche così complicato accaparrarsi il giovane terzino: il Lione lo ha abbandonato e di concorrenza non ce n’era, altro segnale allarmante per il club milanista che, al contrario, continua a pavoneggiarsi per quel progetto giovani che intende azionare massicciamente e che, secondo Gazidis e soci, dovrebbe riportare i rossoneri in alto. Quando e come, naturalmente, non è dato sapere, così come un mistero resta il programma di svezzamento di giovani talenti che verranno catapultati in un ambiente troppo più grande di loro e pronto ad azzannare, masticare e risputare chiunque dopo anni di sofferenze.

Incongruenze

Il paradosso, del resto, è lo stesso da due anni: la banda Gazidis parla di quarto posto prioritario e necessario per il Milan, salvo poi impiegare le risorse in allenatori scommesse e in calciatori giovani, inesperti e senza guide che li possano indirizzare. Il club continua a navigare a vista, senza competenze, con progetti pescati in un mazzo che sta per esaurire le sue carte, così come i tifosi stanno per terminare la pazienza. Gazidis sogna nuovi Theo Hernandez col rischio di ritrovarsi in casa altri Leao; stavolta, però, almeno c’è di buono che per il piccolo Kalulu non sia stato sborsato neanche un centesimo. Magra consolazione ma, si sa, in un mondo di ciechi un orbo è re.

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