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Analisi

Tutti pazzi per Pioli, ma sarà Rangnick l’oro del Milan

Sono bastate appena due vittorie per far lievitare il gradimento dei tifosi milanisti nei confronti del tecnico emiliano ai massimi storici

Fabrizio Tomasello

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Se oggi provassimo a fare un sondaggio tra i tifosi del Milan, “Confermeresti Pioli sulla panchina rossonera?”, rischieremmo una specie di plebiscito bulgaro. Sono bastate appena due vittorie alla ripresa di questo strano ed indecifrabile campionato bis – la prima poco rilevante a casa di un Lecce impresentabile, la seconda invece molto importante contro una rivale diretta come la Roma – per far lievitare il gradimento dei tifosi milanisti nei confronti del tecnico emiliano ai massimi storici.

Eppure Pioli è lo stesso allenatore che ha guidato la squadra incontro alla disfatta di Bergamo, al crollo verticale nel derby, alla vergognosa sconfitta interna pre-Covid contro il Genoa, lo stesso tecnico giudicato inadeguato dalla quasi totalità della tifoseria milanista. Si sa che i giudizi popolari sono soliti sottostare alle verifiche del campo e dei risultati, ma un pizzico di equilibrio nei giudizi non guasterebbe.

Il parere personale di chi scrive è che con Pioli allenatore, il Milan non farà mai il salto di qualità verso le vette che Elliott assicura di voler raggiungere in tempi relativamente brevi. Dalle pagine del Diario Rossonero ripetiamo da anni che per tornare a dettare legge in Italia e all’estero occorre tornare a puntare su un tecnico con pedigree, esperienza, carisma, e attitudini vincenti. L’ex Parma, Inter, Fiorentina e Lazio è di sicuro un onesto professionista, pronto condurre i rossoneri a veleggiare nella fascia 6°-8°posto, ma del tutto inadatto a garantire il cambio di passo richiesto al suo arrivo, nemmeno quando a Milanello è sbarcato un fenomeno assoluto come Zlatan Ibrahimovic.

Premesso questo, si attende solo il momento dell’annuncio ufficiale di Rangnick in Italia. Tutte le parti in causa hanno ammesso contatti più o meno approfonditi tra il club di via Aldo Rossi e il manager tedesco, anche se per ovvie ragioni di opportunità ancora nulla può essere ufficializzato.  Nel frattempo però la tifoseria rossonera pare aver già preso posizione – e non particolarmente benevola –  nei confronti del deus ex machina dei miracoli Schalke 04 e Lipsia. Sui social è tutto un florilegio di attacchi più o meno frontali al professor Ralf, le cui dichiarazioni “leggere” nelle scorse settimane hanno scatenato perfino l’ira funesta di Paolo Maldini, consapevole che l’arrivo di RR certificherà il suo addio al Milan, per ovvio conflitto di competenze.

Le ragioni delle inquietudini dei tifosi milanisti, supportate da analisi ed approfondimenti di addetti ai lavori, esperti, ex calciatori etc. etc. sono però tante altre. Prima di tutto le perplessità sul progetto tecnico di quello che sarà il nuovo Milan: Rangnick ama le linee guida di Gazidis, orgoglioso promotore del motto “il calcio è dei giovani”, con squadre costruite solo con under 25, e dalle parti di Milanello si è già capito chiaramente che si tratta di una strada senza uscita. A tutto ciò tocca aggiungere il necessario periodo di ambientamento in un calcio del tutto diverso da quello tedesco che Rangnick dovrà affrontare e gestire, oltre al fatto che il Milan è un club dalla storia importante e da un blasone ben diverso rispetto ai club in cui il tedesco si è fatto valere negli ultimi anni.

Tutto ciò solo per parlare dei contro. Ma nessuno probabilmente ha realmente messo a fuoco l’unico vero pro di questa faccenda: Rangnick rappresenta la prima autentica decisione della nuova proprietà e questo significa che Elliott, e in subordine Gazidis, saranno finalmente protagonisti del futuro del Milan. Faranno di tutto per difendere le proprie scelte e soddisfare le richieste del loro pupillo, a cominciare da un calciomercato impreziosito da investimenti importanti, nel quale probabilmente non assisteremo più a tutta la sfilza di no ai quali l’ad sudafricano del Milan ci aveva abituato. Per non parlare dello staff tecnico e societario, concordato interamente con il manager tedesco, per una volta e finalmente, tutto allineato. 

C’è ancora da sciogliere il dilemma più evidente: Rangnick solo a capo dell’area tecnica o anche in panchina? Per avere risposte in tal senso dovremo pazientare almeno fino alla fine di luglio quando il campionato di serie A giungerà al termine, ma non possiamo fare a meno di sognare cosa potrebbe diventare la squadra rossonera con mister Ralf a fare mercato e Julian Nagelsmann, il geniale 32enne tecnico del Lipsia, in panchina.

Intanto però, dopo anni di faide, guerre e lotte intestine, finalmente da via Aldo Rossi a Milanello si marcerà tutti in unica direzione. L’auspicio dei tifosi rossoneri è che si tratti della strada giusta, ma intanto un primo risultato potrebbe essere stato già raggiunto.

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