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Analisi

Caro Gazidis, sei ancora in tempo

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MILANO – Il pareggio in casa della Spal, unito ad altre prove sconcertanti distribuite qua e là nell’arco della stagione, ha messo a nudo tutte le carenze e tutti i limiti di un Milan non costruito nel migliore dei modi e che in estate necessiterà di una notevole ristrutturazione. Il nuovo corso rossonero verrà affidato dalla proprietà al tedesco Ralf Rangnick che dovrebbe operare nel doppio ruolo di allenatore e direttore tecnico, sempre che naturalmente il neo sessantaduenne (zero trofei in carriera, peraltro) si decida a definire una volta per tutte le sue mansioni a Milanello. Il tutto, ovviamente, diretto ed orchestrato dall’amministratore delegato Ivan Gazidis, artefice di quel progetto giovani che nella mente del club dovrebbe essere il primo passo verso il rilancio del Milan.

Pericoli

Tornando a Spal-Milan, il popolo rossonero ha assistito ad un misto fra volontà ed errori di inesperienza dei giovanotti in campo: Matteo Gabbia, ad esempio, si è lasciato sfuggire Petagna (non Lewandowski) in un paio di occasioni, peccando di immaturità e confermando che senza almeno un centinaio di presenze sul groppone difficilmente si può garantire solidità e sicurezza. L’indolenza di Paquetà e Leao, poi, va anche oltre l’inesperienza, ma certifica anche l’impossibilità di affidarsi quasi in toto ad un gruppo troppo sbarbato come vogliono fare Gazidis e Rangnick, entrambi esaltati da organici esclusivamente formati da under 25. L’ingresso di Zlatan Ibrahimovic, come al solito, ha garantito prestanza fisica, personalità e restituito ai giovani compagni maggior serenità, nonostante lo svedese fosse al 30-40% della forma.

Programma

Premesso che nella maggior parte dei casi quando i club utilizzano termini come progetto, rilancio, rifondazione, squadra futuribile, è il segnale che di vittorie non se ne vedranno né all’inizio e né mai, l’opera di Gazidis appare fallimentare già in partenza. Al di là del talento degli acquisti che sbarcheranno a Milano ad agosto (magari accompagnati dai genitori, vista l’età) e al netto dei probabili addii di gente come Ibrahimovic e Bonaventura, i rossoneri rischiano tante riedizioni di Spal-Milan nella prossima stagione, col concreto pericolo che, senza elementi di esperienza, la squadra coli a picco, schiacciata dal blasone del club e dall’impazienza di una tifoseria già sul piede di guerra e già mal disposta nei confronti della proprietà e del nuovo allenatore che non verrà accolto di certo da drappi rossi nel momento del suo insediamento in Italia.

Gestione

Gazidis è dunque ancora in tempo per rimettere mano al suo disegno, evitando che il Milan continui ad accartocciarsi su sé stesso ogni anno. Perché, se è vero che l’obiettivo dei rossoneri è quello di formare una rosa giovane che cresca insieme e si compatti nel giro di 2-3 anni senza cessioni eccellenti e con il traguardo di solidificarsi e tornare agli antichi splendori, la realtà dice che ciò nel calcio moderno è pressoché impossibile: se il prossimo anno, ad esempio, Theo Hernandez dovesse confermarsi, acquisire maggior dimestichezza con la fase difensiva e realizzare pure 7-8 gol, trattenerlo di fronte ad offerte da capogiro da parte di club europei che vogliono vincere davvero e non a parole, sarebbe a quel punto impossibile e costringerebbe il Milan a ripartire da zero, cercando un nuovo Theo e sperando di indovinarci di nuovo.

Chiarezza

Infine, le promesse, forse la causa maggiore del muro fra Gazidis e i tifosi. L’amministratore delegato, aizzato ovviamente dalla famiglia Singer, da una parte declama la sua linea verde della quale va o vorrà andare così orgoglioso, dall’altra però continua a mettere fretta a squadra ed allenatori, perché il ritorno in Coppa Campioni è necessario, perché servono gli introiti della Uefa e perché la casa del Milan è l’Europa. Ma i due obiettivi cozzano fra di loro: una squadra troppo giovane e inesperta non può ambire a certi traguardi, almeno non nell’immediato; per cui, probabilmente, a Gazidis per essere maggiormente apprezzato basterebbe dire con sincerità: “Aspettatevi altre annate di sofferenza che saranno però la base per rivedere un giorno un Milan vincente“. Purtroppo, però, del vecchio e glorioso Milan, oltre alle vittorie, non è rimasta neanche la dialettica e la comunicazione di un tempo.

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