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Analisi

Rangnick al Milan. Perché l’accoglienza è pessima

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San Siro

MILANO – Ralf Rangnick sarà l’allenatore del Milan a partire da agosto e per i prossimi tre anni. Le confidenze filtrate negli ultimi giorni (e più in generale negli ultimi mesi) hanno rinforzato una certezza che non può certo essere scalfita dai goffi tentativi del club di smentire quel segreto di Pulcinella che, volenti o nolenti, rappresenta il futuro della società rossonera. Ha vinto Gazidis, ha vinto la famiglia Singer, chissà se e quando tornerà a vincere pure il Milan. Anche perché, a giudicare da quanto si sente e si legge in giro, il popolo milanista è tutt’altro che entusiasta alla notizia dell’imminente sbarco del tedesco in Italia.

Sfiducia

La stragrande maggioranza dei tifosi, infatti, commenta sui social e sui siti con rabbia, sarcasmo e insoddisfazione la scelta del Milan di affidare i propositi di rilancio all’ex allenatore del Lipsia. I giudizi più leggeri riguardano l’età ed il palmarés di Rangnick: 62 anni, zero trofei all’attivo, per poi passare al difficile adattamento dei tecnici stranieri in Italia, continuando con la rischiosa idea del tedesco di essere non solo allenatore ma anche supervisore dell’intera area tecnica, chiudendo poi con la poca fiducia nella linea verde voluta dal club e perfettamente sposata da Rangnick (“Il calcio è dei giovani“, ama ripetere sin dai tempi in cui portava l’Hoffenheim dalla Zweite Liga alla Bundesliga, ovvero dalla serie B alla A tedesca).

Rabbia

C’è poi chi è furioso con Rangnick che flirta col Milan da metà dicembre e che è stato indirettamente la causa della chiusura del rapporto fra i rossoneri e Zvonimir Boban e che sarà con tutta probabilità anche l’artefice della separazione con Paolo Maldini che difficilmente accetterà la coesistenza fra lui e il tedesco col quale ha già avuto un paio di battibecchi a distanza, sentendosi poi delegittimato da Gazidis che, anziché confrontarsi con lui (che in fondo è il direttore dell’area tecnica) nella scelta del nuovo allenatore, ha preferito contattare Rangnick per conto suo decidendo per tutti e in barba ai ruoli dirigenziali. E, considerando che i sostenitori milanisti amano poco l’amministratore delegato sudafricano e si sono schierati in massa con l’ex capitano, Rangnick viene già additato come nemico.

Difficoltà

Non sarà semplice, dunque, per l’ormai neo allenatore del Milan farsi accettare dal suo nuovo popolo, già infuriato per un decennio di insuccessi e poco convinto da colui che qualcuno ha denominato Il Professore e che dovrà dimostrare il suo valore e le sue capacità in una piazza che ha già il fucile carico, l’occhio nel mirino e non ci metterà molto a premere il grilletto. C’è anche qualche ottimista fra i tifosi, chi sostiene, ad esempio, che per la prima volta al Milan saranno tutti uniti e compatti: Rangnick sarà supportato dai Singer e da Gazidis, perché il suo nome è stato il primo e sinora unico che abbia messo tutti d’accordo e che sia stato scelto in toto dalla proprietà. Ad onor del vero, però, gli inguaribili pessimisti (o per meglio dire, i realisti) sono terrorizzati anche da questo e la fiducia nella scelta di Elliott e di Gazidis non fa dormire loro alcun sonno tranquillo. Anzi.

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