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Milan, vendetta a metà con l’Atalanta: ottimi 4 rossoneri, deludono in due

Fabrizio Tomasello

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DONNARUMMA – A 21 anni e dopo 200 partite nel Milan arriva la sua prima partita da capitano dal primo minuto: un altro straordinario traguardo raggiunto da uno straordinario campione. De Roon e Gomez lo costringono subito a volare, ma i tiri degli atalantini si spengono entrambi di poco a lato. Al 25’ si erge a protagonista assoluto per respingere il calcio da rigore calciato da Malinovski. Incolpevole sul gol di Zapata, al 36’ fa sfoggio di tutto il suo coraggio lanciandosi a corpo morto sui piedi del colombiano per sventare un gol fatto. 7,5 

CALABRIA – Governa la sua area di competenza con sempre crescente sicurezza e si concede anche qualche interessante scorribanda offensiva, come quella pregevole al 27’ che si conclude con un bell’assist per la zuccata a lato di Rebic. Prova in tutti i modi ad abbattere il centravanti colombiano dell’Atalanta quando si presenta tutto solo davanti a Donnarumma, ma Zapata è troppo per Calabria e il pareggio bergamasco al 34’ è cosa fatta. In ritardo su Gomez che al 59’ fa correre un brivido gelido sulla schiena di Donnarumma con un destro tagliente che sfila ad un palmo dal palo. 6 

KJAER – Tocca al danese, non al meglio della condizione, fronteggiare quella sequoia umana che risponde al nome di Duvan Zapata. Alla fine Kjaer disputa una delle sue migliori prestazione da quando è arrivato al Milan. 8

GABBIA – Ruvido ma corretto nei contrasti. L’esperienza però è quella che è e in qualche frangente si vede. Resta il fatto che l’attacco atalantino, il più devastante dell’intera serie A, a San Siro fa ben pochi danni, anche per il lavoro del giovane difensore milanista. 6 

LAXALT – Theo Hernandez 6 gol? Allora ci provo anch’io. Detto fatto, al 18’ una sassata radente dell’uruguagio costringe Gollini ad un grande intervento per evitare il raddoppio rossonero. La spinta sulla fascia mancina di Laxalt però si esaurisce in fretta. La verità è che senza il franco-spagnolo, è un altro Milan, praticamente monco a sinistra. 5,5 

KESSIÈ – Non è il solito Kessiè – quindi da 8 in pagella – ma solo perchè con Biglia non esistono gli automatismi ormai mandati a memoria con Bennacer. La prestazione dell’ivoriano è comunque più che positiva, per larghi tratti del match ricorda Strootman e il suo “effetto lavatrice”: ripulisce una quantità industriale di palloni sporchi rendendosi come al solito indispensabile. Immaginifica la sua verticalizzazione in apertura di ripresa, ma Gosens anticipa di un soffio Ibra lanciato a rete. Non da meno il lancio di 40 metri per Saelemaekers che però non ne approfitta. 7,5 

BIGLIA – Non è Bennacer e si sapeva: l’argentino non ha la regia fluida e illuminata del giovane collega, cerca di compensare con la grinta e il senso della posizione ad intercettare le offensive avversarie. Gravissimo però l’intervento su Malinovski al 24’ che regala il rigore all’Atalanta e avrebbe meritato anche il rosso. Doveri, impietosito, lo grazia con un giallo generoso. La giornata di Biglia però si complica ulteriormente quando perde il pallone da cui nasce l’azione del pareggio atalantino. Poi imbrocca anche un bel lancio in profondità per Rebic lanciato a rete (43’) ma stavolta è il croato a vanificare tutto inciampando sul pallone. 5 

SAELEMAEKERS – Impreciso in avvio in alcuni semplici appoggi ai compagni, provoca un calcio di punizione pericoloso per l’Atalanta al 6’ per un intervento scomposto su Gomez. Nella ripresa la prestazione del belga non sale di tono, tanta corsa ma anche tanta, troppa imprecisione. Il peccato originale del belga però è il liscio imbarazzante sull’assist al bacio di Leao appena entrato. Purtroppo per il Milan è sempre sui piedi dell’ex Anderlecht che capitano le migliori opportunità, tipo quella al 64’ su meraviglioso lancio di 40 metri di Kessiè. Esce a metà ripresa e nessuno si strappa i capelli. 5

CALHANOGLU – Fi-nal-men-te. Abbiamo dovuto attendere quasi quattro anni, però finalmente il primo gol su punizione (senza deviazioni dalla barriera) è arrivato. Ed è stato un capolavoro. Abile anche nell’interdizione al limite dell’area, visto che è lui ad inseguire il Papu Gomez fino all’area di rigore rossonera. Alla mezz’ora tenta di demolire la porta di Gollini con una scudisciata di destro dai 30 metri che lesiona la traversa. Peccato che un fuorigioco cancelli la giocata dai tabellini. Esce stremato nella ripresa. 7 

REBIC – –Poderoso quando parte come un treno sulla sinistra. Da una sua iniziativa, con tunnel annesso a Toloi, che scaturisce la punizione che Calhanoglu trasforma nel gol del vantaggio rossonero. Al 37’ rifila il secondo tunnel consecutivo al brasiliano che lo ribalta e incassa il meritato giallo. Meno incisivo di altre volte in area avversaria ma è anche vero che è proprio il Milan ad avvicinarsi poco alla porta di Gollini. 6 

IBRAHIMOVIC – L’assist di spalle regalato a Calhanoglu al 30’ è da manuale del calcio, uno di quei gesti tecnici che vale da solo il prezzo del biglietto. Peccato che il turco sia leggermente in fuorigioco. Il Milan si appoggia spesso a lui con dei lanci lunghi e complicati che Ibra gestisce sempre con fisicità eccezionale e qualità tecniche ineccepibili. Certo, alla fine Zlatan gioca una partita difficile, senza grandi spazi e margini per la giocata, però è prezioso per la squadra. 6,5

BONAVENTURA – Quando la classe non è acqua: gli capita un pallone sul destro e Jack sfiora il gol colpendo il palo con una sassata dal limite. 6 

LEAO – Appena entrato offre un cioccolatino in mezzo all’area a Saelemaekers che però cicca il pallone sprecando il gran lavoro del portoghese. Innesca la sesta al 73’ quando parte solo in contropiede ma al momento opportuno si scontra con Ibra quando sta per concludere. 6,5

KRUNIC – Lodevole la copertura all’indietro su percussione centrale di Muriel, così come tante altre piccole ma utilissime cose in copertura. 6,5

CASTILLEJO – Torna in campo dopo l’infortunio muscolare che lo aveva messo ko nelle ultime partite. s.v. 

PIOLI – Peggior partita per celebrare il tanto atteso rinnovo di contratto non poteva capitare a Stefano Pioli: di fronte un’Atalanta super in questo post Covid, da affrontare senza tre pedine fondamentali per la rinascita rossonera, capitan Romagnoli, Hernandez e Bennacer. Sempre molto interessante il pressing alto del Milan, il segnale inequivocabile della gran fiducia con cui giocano i ragazzi da qualche settimana a questa parte. Peccato che il vantaggio ottenuto con Calhanoglu duri poco, ma la squadra di Pioli è sempre più una realtà importante del nostro calcio. 6,5

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