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Analisi

Il bello e il brutto del Milan

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MILANO – Diciamoci la verità: alzi la mano chi dopo la notizia della positività al coronavirus di Zlatan Ibrahimovic non si sia iniziato a preoccupare della gara che il Milan di lì a poche ore avrebbe giocato contro il Bodø/Glimt. La presenza in campo dello svedese è troppo importante per questa squadra, il suo carisma trascina i compagni come il pifferaio di Hamelin con i topi che avevano invaso la città e la sfida contro i norvegesi (vinta dalla formazione di Pioli per il rotto della cuffia) ha dimostrato quanto il fuoriclasse scandinavo sia anima, cuore, gambe e cervello di una compagine giovane e inesperta come quella rossonera.

Pregi e difetti

Il Milan contro i norvegesi ha anche disputato una buona partita, ha recuperato il risultato in pochissimi secondi dopo il vantaggio iniziale del Bodø/Glimt, ha mostrato talento e voglia di vincere, trascinato da un Calhanoglu assolutamente superlativo, ma ha palesato anche diversi limiti e non tutti riconducibili ad una tenuta atletica certamente non ottimale. Al Milan manca esperienza internazionale, ma anche capacità di gestire con maggior freddezza le situazioni complicate della singola partita; perché negli ultimi venti minuti l’avversario sarà stato pure più fresco, ma ciò non può giustificare il terrore visto negli occhi dei calciatori milanisti sul 3-2.

Singoli

Theo Hernandez ha gestito con sufficienza almeno un paio di palloni che potevano costare carissimi al Milan, così come Bennacer, altamente insufficiente, e pure Tonali ha evidenziato ancora tanto lavoro da fare a certi livelli. Per non parlare di Gabbia, volenteroso ma impreciso, segno che un nuovo difensore centrale va comprato e pure alla svelta. Anche Daniel Maldini, al netto di tanto pressing e una discreta personalità nel farsi trovare pronto a ricevere il pallone, non è ad oggi pronto a sobbarcarsi l’attacco rossonero sulle sue spalle ancora graciline.

Futuro

L’impressione è che con Ibrahimovic in campo questa squadra si senta protetta, spronata, portata sempre al suo limite massimo di fatica ed impegno, mentre senza lo svedese ecco riaffiorare quell’insicurezza che a Milanello la faceva da padrona fino allo scorso gennaio. Ma nascondersi dietro all’enorme fisico del trentanovenne di Malmoe non sarà purtroppo possibile ancora per molto: a giugno, con tutta probabilità, Ibrahimovic dirà addio e allora il Milan dovrà camminare con le proprie gambe e gestire da solo paure e tensioni. I prossimi mesi saranno dunque cruciali per un gruppo che sta imparando ma che al momento presenta ancora diverse zone d’ombra a cui dovrà essere data luce il prima possibile.

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