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Analisi

Milan-Ibrahimovic: un affare per due

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MILANO – Il Milan e Zlatan Ibrahimovic sono sempre più vicini per firmare quel rinnovo di contratto che vedrà lo svedese in rossonero anche nella prossima stagione quando il fuoriclasse scandinavo avrà già compiuto 40 anni. Un’età in cui solitamente i calciatori hanno già smesso di giocare e che sta invece vedendo Ibrahimovic ancora protagonista a suon di gol, assist e guida temperamentale di un gruppo trasformato dal suo ritorno nel gennaio del 2020. Ma perché il centravanti ed il Milan dovrebbero andare avanti assieme anche nella prossima stagione?

Attaccamento

Il rinnovo di Ibrahimovic conviene innanzitutto al Milan che, pur avendo già messo in conto di acquistare in estate un’altra punta che dia respiro allo svedese, vuole contare ancora in campo sulla presenza fisica del suo totem e nello spogliatoio sul carattere di un leader in grado di svezzare e far crescere in un colpo solo i suoi giovani compagni, tutti (o quasi) migliorati o esplosi grazie alla carica e agli insegnamenti dell’attaccante. Per i rossoneri appare necessario continuare ad aggrapparsi al suo simbolo, anche se le sue apparizioni dovessero diradarsi leggermente.

Convenienza reciproca

Ma anche allo stesso Ibrahimovic fa comodo prolungare il suo contratto col Milan, intanto perché difficilmente a 40 anni troverebbe una soluzione alternativa ai rossoneri che non fosse il ritorno in Svezia o l’approdo in campionati extra europei di minor caratura come quelli arabi. A Milano, invece, lo svedese potrà proseguire a macinare record su record, tornare a confrontarsi in Coppa dei Campioni (se il Milan arriverà tra le prime quattro come sembra) e mantenere uno stipendio che, anche legato ai bonus gol e presenze, rimarrebbe fra i primi in Italia e l’unica eccezione nello spogliatoio milanista.

Futuro

L’impressione, dunque, è che il Milan e Zlatan Ibrahimovic firmeranno il prolungamento entro la fine del campionato o subito dopo, discutendo sulla parte economica e sui suddetti bonus, ma senza trattare più di tanto, perché la base è la reciproca volontà e la reciproca convenienza di proseguire un matrimonio che appare perfetto, che ha migliorato la squadra (tornata finalmente competitiva) e fatto riscoprire all’Italia e all’Europa un calciatore che alla soglia dei quarant’anni sembrava ormai sul viale del tramonto e che invece, alla faccia della carta d’identità, continua a fare la differenza.

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