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Analisi

Milan: quando il torpore paga

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MILANO – Il Milan ha vinto. Questo conta, questo porta punti in un momento della stagione in cui sbagliare non è concesso e in cui ogni errore rischia di essere pagato carissimo. La gara con il Genoa è stata migliore delle ultime casalinghe dei rossoneri che, rispetto alle precedenti a San Siro, sono partiti con il giusto piglio segnando anche dopo pochi minuti. Il resto è stato condito da un pizzico di noia e paura, perché dopo il vantaggio il Milan ha sprecato parecchio, dando l’impressione di giocare con superficialità e incassando l’ormai consueto gol.

Orgoglio

L’autorete di Scamacca ha poi deciso la sfida e regalato alla squadra di Pioli 3 punti vitali nella corsa alla qualificazione in Coppa dei Campioni, permettendo di fare qualche considerazione su quanto visto in campo, perché il Milan è apparso a tratti svogliato e a tratti convinto, ma rispetto alle gare contro Udinese e Sampdoria (tanto per citare le peggiori in casa) ha tirato fuori carattere ed orgoglio, gestendo anche la sofferenza finale e guadagnandosi pure quel pizzico di fortuna, decisivo per incamerare la vittoria, specie col doppio salvataggio di Kjaer e Tomori sulla linea di porta.

Singoli

L’anglo canadese ha così riscattato il mezzo errore sul gol di Destro, così come sugli scudi sono apparsi il solito Kessie, un Rebic ormai ritrovato e quel Mario Mandzukic che appena entrato in campo ha permesso al Milan di appoggiarsi al suo fisico e alla sua esperienza, nonché di trovare il gol partita grazie alla “pesantezza” del croato che ha messo pressione allo sfortunato Scamacca. Tutto il contrario di quanto mostrato da Leao, impalpabile e sempre meno a suo agio nel ruolo di centravanti, posizione che Pioli farebbe meglio a non affidare più al portoghese. Mai più.

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